Le reti arrancano in Borsa: il 2023 premia le banche old school

Alberto Battaglia
13.10.2023
Tempo di lettura: 5'
I tassi elevati hanno riportato in vita i Btp, sottraendo flussi dalla vendita dei prodotti più remunerativi: e le cose non cambieranno in fretta

Il 2023 si sta consolidando come un'annata di grandi affari per le banche, grazie all'incremento dei tassi d'interesse che ha allargato i margini di profitto sui prestiti. Ma a festeggiare sono soprattutto le banche tradizionali. Le “banche reti” focalizzate sulla consulenza, i cui conti dipendono molto di più dalla vendita di fondi e polizze hanno perso decisamente appeal agli occhi degli investitori. 


Il motivo, anche qui, ha molto a che fare con l'aumento dei tassi: grazie a rendimenti sempre più elevati per il Btp, una gran parte della clientela ha spostato le sue richieste e i suoi risparmi su una categoria di prodotti che offre poche commissioni (e ricavi) alle reti. Chi acquista un Btp all'emissione, infatti, non paga alcuna commissione alla banca intermediaria, che percepisce solo una provvigione una tantum dallo Stato compresa (a seconda della scadenza del titolo) fra lo 0,1 e lo 0,4%: poca roba, se si considera il costo cui ogni anno un cliente è soggetto acquistando un qualsiasi fondo comune. 

 

Il verdetto di Piazza Affari, da inizio anno al 13 ottobre, parla chiaro. Le prime cinque banche italiane per asset, hanno registrato performance (al netto dei dividendi) comprese fra il +69% (Unicredit) e il +14,6% (Intesa Sanpaolo). Le quattro maggiori reti quotate, invece, oscillano fra il +2,5% di Banca Generali al -30% incassato da FinecoBank. E' evidente che le differenze nel modello di business fra le banche tradizionali e le reti, quest'anno, stanno premiando le prime – visto che le reti hanno meno da guadagnare dai maggiori margini sul credito bancario.



La raccolta non è più come una volta 

Nel primo semestre del 2023, la raccolta netta del risparmio gestito delle associate ad Assoreti è scesa del 24,14% a 45,44 miliardi di euro. Nel frattempo, il risparmio amministrato, che si riferisce all'acquisto di singoli titoli come azioni e bond è aumentato del 22,26% a 106,2 miliardi. Rispetto al primo semestre 2022, in particolare, il patrimonio investito in titoli di Stato presso le reti è aumentato del 147,12%, passando da 18,8 a 46,6 miliardi. Dati fortemente influenzati dalle ripetute emissioni di Btp dedicate alle famiglie come il Btp Italia e il Btp valore (i dati non includono ancora l'ultima emissione di inizio ottobre). 


Nel dettaglio, nei conti delle maggiori reti si trovano indicazioni più precise dello spostamento della domanda da fondi a Btp. Nel primo semestre, il risparmio amministrato in Fineco è cresciuto del 46,8%, ben di più del +9,9% segnato dal gestito. Nello stesso periodo, Banca Generali ha mostrato un calo nella vendita di prodotti gestiti del 38,5%, mentre il risparmio amministrato è cresciuto del 63,6%. Ancor più eclatante è l'esito del confronto in Banca Mediolanum, la cui raccolta nel gestito è scesa del 38,4%, mentre il risparmio amministrato è aumentato del 136,39%.  

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Uno scenario destinato a durare ancora

Per le reti incassare meno commissioni dalla vendita di fondi incide sulle prospettive di crescita degli utili. E il rendimento del Btp probabilmente resterà elevato ancora a lungo, continuando a competere con i prodotti di risparmio gestito. Al 13 ottobre, il titolo italiano decennale offre un rendimento effettivo del 4,74%: l'alternativa ai fondi azionari è dunque una realtà. 


Secondo le attese degli analisti, infatti, la Bce dovrebbe mantenere i tassi elevati ancora per mesi. Questo proietta la forza dell'amministrato anche nel prossimo futuro  – e l'andamento in Borsa delle reti sembra allineato a queste attese. 

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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