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L’investimento più redditizio è quello nella propria educazione finanziaria | WeWealth

L’investimento più redditizio? Quello nella propria educazione finanziaria

Maria Ferrari
22.2.2023
Tempo di lettura: 3'
Anche se per prenderci cura dei nostri risparmi non dobbiamo diventare dei trader, è fondamentale padroneggiare le basi della finanza per prendere decisioni consapevoli. Investendo in formazione finanziaria e poi affidandoci a un professionista ben selezionato

Bisogna imparare i comportamenti più corretti, oltre agli errori più comuni e a come evitarli. In modo da poter poi dialogare in modo costruttivo con un consulente

Gli italiani desiderano investire e guadagnare ma, troppo spesso, non hanno abbastanza competenze per farlo. E il problema maggiore è che ne sono consapevoli solo in parte

Ad esempio, a troppe persone non è chiaro che lasciare il denaro sotto il materasso ha un costo molto salato considerando l’attuale ascesa del costo della vita

Non è tanto un problema di quantità o qualità di informazioni a disposizione ma di competenze dei risparmiatori e degli investitori per comprenderle

“L’investimento in conoscenza paga l’interesse più alto”. La frase di Benjamin Franklin ci fa riflettere sul fatto che, in tema di investimenti, informarsi è il primo passo per non commettere errori. Anche se per prenderci cura dei nostri risparmi non dobbiamo diventare dei trader, è fondamentale padroneggiare le basi della finanza per prendere decisioni consapevoli, imparando i comportamenti più corretti, oltre agli errori più comuni e a come evitarli. Magari affidandoci a un professionista con il quale dialogare in modo costruttivo. Rivolgersi a un consulente finanziario consente al risparmiatore di trovare le informazioni necessarie per capire come investire le risorse che costituiscono il proprio risparmio e affrontare il mercato in maniera meno rischiosa.

I propri risparmi e investimenti richiedono un costante monitoraggio

La finanza necessita di un costante monitoraggio, che i meno esperti, difficilmente, possono realizzare da soli. Si tratta di una materia delicata che implica conoscenza degli strumenti e continuo aggiornamento sullo stato dei mercati. 

Per questo essere supportati nell’attività d’investimento è ormai sempre più utile e conveniente. Questo vale soprattutto in questo momento di mercato dove l’esplosione dell’inflazione sta erodendo il potere d’acquisto degli italiani, impattando sul loro tenore di vita. E non solo. La discesa dei mercati azionari in seguito all’acuirsi della guerra in Ucraina, a cui è seguita la crescita dei tassi d’interesse, ha portato a perdite sia sugli investimenti azionari che obbligazionari, una doppia battuta d’arresto senza precedenti.

Investire in educazione finanziaria prima che sia troppo tardi

L’Italia, purtroppo, non ha mai brillato in educazione finanziaria. In base ai dati della Banca d’Italia, che ha preso in considerazione i tre parametri di valutazione utilizzati dall’Ocse - conoscenze, comportamenti e attitudini - il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani nel 2020 si è attestato al 24esimo posto in Europa sui 26 paesi analizzati. Un retaggio legato al nostro smisurato debito pubblico che negli scorsi decenni ha sempre garantito ritorni molto elevati ai risparmiatori che incassavano lauti interessi a rischio zero. Ora, però, secondo quanto emerge dal Rapporto Edufin 2022 "Educazione finanziaria: strumento d'orientamento in tempo d'incertezza" realizzato dal Comitato Edufin in collaborazione con Doxa sta aumentando la quota di italiani che vorrebbe addirittura l'introduzione dell'educazione finanziaria sia nelle scuole (da 86,5 a 89,1%) che sul posto di lavoro (da 76,5 a 79,5%). Una richiesta più che legittima vista la bassa percentuale di persone con un elevato livello di conoscenza finanziaria (appena il 44,3%), in particolare tra i più giovani (solo il 30,5%), che proprio in virtù di questa scarsa alfabetizzazione mostrano una propensione verso investimenti più rischiosi. 

Cambiano le generazioni ma gli errori nell’investire restano gli stessi

La fotografia è impietosa: gli italiani desiderano investire e guadagnare ma, troppo spesso, non hanno abbastanza competenze per farlo. E il problema maggiore è che ne sono consapevoli solo in parte. Il risultato? Un tesoro di oltre 1.600 miliardi di euro fermo tra contanti e conti correnti, continuamente intaccato dall’inflazione galoppante. Perché a tanti non è chiaro che lasciare il denaro sotto il materasso ha un costo molto salato considerando l’attuale ascesa del costo della vita. 

E questo nonostante l’immensa mole di informazioni che si trovano online, visto che non sempre chi naviga dispone delle competenze minime per comprenderle. E così i più anziani restano aggrappati all’idea che il conto corrente rappresenti il porto sicuro in un mare in tempesta, mentre i più giovani inseguono il miraggio di guadagni facili investendo senza paracadute su strumenti finanziari complessi dopo aver sperimentato l’accesso semplificato a piattaforme a commissioni zero. E così cambiano le generazioni, ma non le perdite.

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