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Cina, Italia e titoli indicizzati: le carte da giocare nel reddito fisso | WeWealth

Cina, Italia e titoli indicizzati: le carte da giocare nel reddito fisso

Rita Annunziata
23.12.2021
Tempo di lettura: 5'
Sono le tre idee chiave per investire nei mercati obbligazionari nel 2022, individuate con il supporto di Cassa Lombarda e Marzotto Sim. L'ottica è quella difensiva: bisogna mirare a non perdere soldi, più che a ottenere guadagni robusti nell'universo bond. Soprattutto se si considera il probabile arrivo di una fase di rialzo dei tassi di mercato

Per Marco Vailati di Cassa Lombarda, i rischi all'orizzonte non saranno in grado di determinare un deragliamento della crescita economica

Un titolo legato all’inflazione, in questo contesto, è da preferire a un titolo nominale perché a parità di emittente e a parità di duration garantisce un buffer di copertura dal rischio di un aumento dei prezzi al consumo

I governativi cinesi a 10 anni rendono il 3%, con un’inflazione target del 3% da parte della banca centrale. I tassi ufficiali sono al 4,35%

L'evoluzione della crisi sanitaria, la strozzatura delle catene di distribuzione e i timori inflattivi avvolgono il prossimo anno in un alone di incertezza. Ma secondo Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda, nessuno di questi elementi sarà in grado di determinare un deragliamento della crescita economica. In questo contesto, spiega a We Wealth, per il mondo obbligazionario è “più importante mirare a non perdere soldi che guadagnare”. Anche considerando il probabile arrivo di una fase di rialzo dei tassi di mercato. Di conseguenza, aggiunge, l'ideale sarebbe “restare su titoli che remunerano per un differenziale di spread rispetto ai tassi di riferimento, senza accentuare il rischio con una duration (la scadenza media dei flussi di cassa attesi, ponderata per il contributo del valore attuale di ciascun flusso alla formazione del prezzo, ndr) elevata”: gli obbligazionari cinesi, gli inflation-linked e i corporate high yield nell'eurozona.
“In Cina abbiamo un titolo governativo decennale che gira intorno a un rendimento prossimo al 3% con un'inflazione target da parte delle autorità monetarie del 3%”, spiega Vailati. “Sono molto lontani da questo target, l'ultimo valore è sullo 0,7%, e l'aspettativa è che nel 2021 si possa chiudere intorno all'1%. I tassi ufficiali sono al 4,35% e non hanno bisogno di alzarli per combattere rischi inflazionistici immediati. Al contrario, hanno un buffer cui eventualmente attingere per stimolare l'economia qualora fosse necessario”. Di conseguenza, aggiunge, il titolo governativo oggi “offre un rendimento reale positivo a fronte di un'economia in crescita, con una prospettiva di evoluzione di politica monetaria, se non vogliamo definirla benigna, quantomeno non maligna”. A ciò si accompagna il discorso-cambio: secondo Vailati si tratta di un Paese “che cresce più di altri e può beneficiare in termini di apprezzamento valutario. Un doppio elemento che porta a giustificare l'interesse per questa asset class”.
A guardare ai governativi dei mercati emergenti anche Nicolò Nunziata, strategist di Marzotto Sim. Secondo l'esperto, il risk reward dell'obbligazionario nell'attuale contesto d'investimento non è positivo. “Ciò che è successo nel 2021, vale a dire un rallentamento, se non addirittura una fase di stop, di alcune componenti della catena produttiva e analogamente un effetto di scarsità di alcune materie prime (soprattutto gas naturale e petrolio), hanno messo pressione sulle banche centrali, ricreando dei timori di inflazione”, osserva. “Premesso che Marzotto Sim non crede a un'inflazione strutturale e duratura bensì lo reputa un fenomeno temporaneo, chiaramente questi rischi peggiorano il rapporto rendimento di una classe d'investimento che ancora fatica a trovare dei rendimenti che siano coerenti con il rischio. Detto questo, noi propendiamo per un tapering che comincerà negli Usa nel 2021 e dovrebbe durare per alcuni trimestri ma non pensiamo che nei prossimi anni la politica monetaria statunitense ed europea, benché meno accomodante del 2021, cambierà verso”. Coerentemente con questa view, aggiunge, gli occhi sono puntati su Messico, Sud Africa, Brasile e Russia. “Al momento i bond di questi paesi scontano tassi d'inflazione piuttosto elevati e quindi il rendimento è conseguente. Va considerato che per questa tipologia di bond in valuta locale c'è il rischio cambio, ma proprio per questa ragione preferiremmo dei paesi che hanno dei fondamentali che non dovrebbero permettere un eccessivo indebolimento della valuta, evitando per esempio la Turchia”, racconta Nunziata.

La seconda opportunità d'investimento, in coerenza con le attese di Cassa Lombarda e Marzotto Sim, è rappresentata dagli inflation-linked bond. “Nell'attuale contesto, un titolo legato all'inflazione è da preferire a un titolo nominale perché a parità di emittente e, eventualmente, a parità di duration garantisce un buffer di copertura dal rischio di mantenimento dell'inflazione a questi livelli o di un suo eventuale ulteriore aumento”, osserva Vailati. “Prediligerei quelli dell'eurozona rispetto a quelli americani e, nell'ambito dell'eurozona, i titoli italiani perché ritengo possibile un ulteriore restringimento dello spread nazionale rispetto al parametro di riferimento, tipicamente quello tedesco”. Questo, spiega, grazie a un'occasione storica più unica che rara legata ai fondi del Recovery plan e al credito politico di cui gode l'attuale governo. “Raramente abbiamo avuto personaggi così di spicco a livello internazionale, in un momento anche di vuoto carismatico, se pensiamo alla Germania che sta per cambiare la figura che in un certo senso ha guidato l'Europa negli ultimi 10-15 anni. Quindi l'Italia è un Paese non solo che può tornare a investire, ma anche tornare ad attirare investimenti da parte di operatori internazionali”, dichiara Vailati.

L'ultima opportunità a cui guardare, secondo Cassa Lombarda, è quella dei titoli corporate del settore dell'Eurozona con rating high yield. Le problematiche di cui anticipato in apertura, spiega Vailati, possono essere considerate “dei sassolini negli ingranaggi” in grado di determinare alcune “sbavature” ma non di far “deragliare la crescita”. Di conseguenza, “è improbabile un aumento esponenziale dei default delle società emittenti. E, se non dovessero aumentare, lo spread non dovrebbe allargarsi e fornirebbe, anche senza ridursi, una maggiore remunerazione o quantomeno un buffer compensativo delle eventuali perdite in conto capitale legate al possibile rialzo generalizzato dei tassi”, conclude Vailati. Un'alternativa, aggiunge infine Nunziata, sono i titoli a tasso variabile. Perché nell'eventualità di un aumento dei tassi come atteso, spiega, la cedola “viene indicizzata a livello di tassi progressivamente superiori”.

 

(Articolo tratto dal magazine We Wealth di dicembre 2021)
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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