Paolo (BNY Mellon): "Costruite portafogli a prova di transizione"

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
31.7.2023
Tempo di lettura: 5'
È in atto un vero e proprio cambio di paradigma che abbraccia più dimensioni - dalla macroeconomia alla geopolitica, fino alle nuove frontiere dell’innovazione - con implicazioni rilevanti anche sul piano degli investimenti. Per Stefania Paolo, country head di Bny Mellon im, bisogna gettare un ponte tra presente e futuro. Ecco come

“La sfida dell’industria dell’asset management è consegnare rendimenti reali positivi, quindi aggiustati per l’inflazione”, dice Stefania Paolo. “Nello scenario attuale è interessante guardare alle strategie focalizzare sui dividendi”.

“Sono sempre più numerosi gli investitori che desiderano contribuire a generare un cambiamento virtuoso attraverso i propri risparmi. Lo si può fare attraverso gli impact bond, strumenti che generano un impatto positivo sul piano ambientale o sul piano sociale”.

“Tra gli investitori, c’è più attenzione alla qualità: significa privilegiare le aziende leader di mercato nel proprio settore, con uno stato patrimoniale solido, management di qualità, pricing power e capacità di controllare il proprio destino…”

È cambiato tutto e in poco tempo: da uno scenario senza inflazione a un’improvvisa impennata dei prezzi. Da un mondo che si dilata, sulla spinta della globalizzazione, a uno che si richiude, per effetto del reshoring. Dagli anni della liquidità sovrabbondante alla stretta delle banche centrali, che ricorda per severità solo quella del 1994. Siamo nel mezzo di un processo di transizione che si sviluppa su più dimensioni. E ha ricadute inevitabili anche nelle scelte d’investimento”. 


L’analisi di Stefania Paolo, country head di Bny Mellon Investment Management, società di gestione globale con 1.900 miliardi di dollari di attivi in gestione, getta un ponte tra presente e futuro. Partendo da una premessa: “L’inflazione sta calando e scenderà ancora. Ma rimarrà più alta rispetto ai livelli che abbiamo osservato negli ultimi 15 anni”.


Come investire con un’inflazione più alta


Quali sono le implicazioni per i portafogli?

Quando si considerano i rendimenti, bisogna sempre analizzarli in termini reali, cioè al netto dell’inflazione. È imprescindibile, a maggior ragione, con prezzi al consumo strutturalmente più elevati.


Molti investitori cercano risposte nei Btp...

C’è un grande ritorno ai titoli governativi, non solo in Italia e non solo in Europa. Ma bisogna fare i bene i conti. La sfida dell’industria dell’asset management, oggi, è consegnare rendimenti reali positivi, quindi aggiustati per l’inflazione. Nello scenario attuale, ad esempio, è interessante guardare alle strategie focalizzare sui dividendi, puntando sulle società in grado di mantenere una politica di distribuzione dei dividendi costante e stabile nel tempo, a prescindere dalla fase di mercato: ci piacciono le aziende sane, con uno stato patrimoniale solido, una buona pricing power e in grado di esercitare il controllo sul proprio destino...


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Su quali azioni puntare con inflazione elevata


Cosa significa?

Significa che la solidità del loro business non dipende dagli interventi di Stati e banche centrali. O, ancora, che non dipendono da un solo fornitore, prodotto/servizio, cliente o mercato e hanno una fonte di ricavi molto diversificata anche a livello geografico.


Sono aziende che ogni investitore vorrebbe avere nel proprio portafoglio, specialmente in momenti di forte incertezza. I nomi con quelle caratteristiche non rischiano di essere “affollati” e quindi già cari?

Le valutazioni sono un punto centrale di ogni decisione d’investimento. Ci sono sicuramente delle opportunità, anche nei settori dove i prezzi sono già saliti molto ed è qui che diviene evidente il ruolo di un gestore attivo. Per esempio, Garmin, società che un tempo era nota per i navigatori satellitari per auto, grazie a un processo di trasformazione, si è posizionata nel mercato dei Gps per aerei, jet privati e nelle applicazioni per i sistemi aerospaziali. È un titolo tecnologico che però è fuori dal perimetro dei soliti noti... Un altro esempio interessante è Cisco, la multinazionale statunitense specializzata nella fornitura di apparati di networking.


A sua volta, anche la brusca inversione di marcia delle banche centrali costringe a ripensare i portafogli.

I cambiamenti intervenuti negli ultimi mesi implicano il ritorno a un approccio più sano all’investimento.


In che senso?

Le politiche monetarie ultra espansive hanno distorto la percezione del rischio. Negli anni passati, ritorni negativi o molto bassi nel reddito fisso hanno forzato gli investitori a cercare un extra-rendimento, esponendosi a rischi sempre più accentuati. La liquidità sovrabbondante ha consentito ad aziende “zombie”, destinate a fallire, di restare in vita, consentendo loro di accedere a finanziamenti a tassi molto bassi. Analogamente, molte imprese sane hanno dirottato risorse verso progetti un po’ stravaganti...è assurto all’onore delle cronache il caso di un’azienda che ha aperto un puppytorium, un locale dove i dipendenti possono rilassarsi coccolando cuccioli di cane e gatto. Spese bizzarre, rese possibili dall’accesso alla liquidità a costo zero, ma che hanno meno senso in un contesto normalizzato. Insomma, il restringimento delle condizioni finanziarie ha aumentato il costo del capitale e rimesso un po’ di ordine: le aziende sono più focalizzate sulle iniziative che possono restituire valore agli azionisti. Anche tra gli investitori, c’è più attenzione alla qualità: significa privilegiare le aziende leader di mercato nel proprio settore, con uno stato patrimoniale solido, management di qualità, pricing power e, come dicevo, capacità di controllare il proprio destino. Nel credito, vuol dire tornare ad analizzare il profilo di rischio e rendimento in modo rigoroso. Qui però non è solo un ritorno al passato, c’è anche uno scatto in avanti, verso il futuro.

 

La strada dell’Impact Investing

 

A cosa si riferisce?

Il tema dell’impact investing è sempre più rilevante anche nel perimetro del reddito fisso. Noi siamo leader in quest’ambito. Sono sempre più numerosi gli investitori che desiderano contribuire a generare un cambiamento virtuoso attraverso i propri risparmi. Lo si può fare attraverso strumenti ed emittenti che generano un impatto positivo sul piano ambientale o sul piano sociale. Parliamo degli impact bond, emissioni societarie i cui proventi sono volti a finanziare progetti specifici in ambito Esg, dalla transizione verso un mondo più green, a iniziative sociali come garantire i diritti dei lavoratori o delle minoranze. In questo momento, ci siamo concentrati su alcune aree come Europa e mercati emergenti.


Anche i mercati emergenti stanno facendo progressi sul fronte della sostenibilità?

Nel reddito fisso degli emerging market si possono trovare ottime opportunità e rendimenti interessanti, corretti per il rischio. Vale la pena ricordare che si sta chiudendo il divario tra Paesi sviluppati ed emergenti in tema di qualità degli emittenti: già oggi il 60% delle emissioni societarie, nel perimetro delle economie in via di sviluppo, è di qualità investment grade. Tante aziende hanno avviato un percorso di crescita più sostenibile. I grandi investitori, come noi, possono giocare un ruolo centrale, l’engagement è fondamentale. Certo, può essere più facile sostenere i “primi della classe”, che hanno già completato quel percorso. Ma per fare davvero la differenza occorre finanziare anche le aziende che hanno spazio di miglioramento, e che sono impegnate in un sentiero credibile e robusto di sviluppo sostenibile.


Non è facile, però, distinguere le imprese che fanno sul serio da quelle che abbracciano la sostenibilità in modo superficiale e opportunistico...

Una delle società del gruppo Bny Mellon im, Insight Investment, è specializzata sull’investimento a impatto, con un focus sul reddito fisso: attraverso una recente analisi condotta su 804 impact bond su scala globale, abbiamo scoperto che il 20% delle emissioni che si dichiarano green, social o socialmente responsabili non soddisfa i requisiti minimi: non fornisce, cioè, adeguate informazioni, non si sottopone a un processo di revisione di terze parti o genera con i proventi raccolti un impatto non soddisfacente, in riferimento ai fattori Esg. Ecco perché è importante affidarsi a un gestore con esperienza nel tempo, con la scala e con le risorse per esaminare le emissioni con un processo di analisi proprietario.

 

L’intelligenza artificiale come tema d’investimento


Tra le tante transizioni in corso, c’è quella che riguarda l’adozione dell’intelligenza artificiale generativa in una pluralità di settori industriali. Qualcuno sostiene che avrà un impatto paragonabile all’introduzione dell’energia elettrica alla fine del 1800. C’è un po’ di euforia irrazionale su questo fronte o l’entusiasmo è giustificato?

Siamo molto attenti ai temi dirompenti che plasmeranno il futuro dell’economia e della società: tra questa, accanto alla mobilità innovativa e alle applicazioni della blockchain c’è sicuramente anche l’intelligenza artificiale. Siamo all’inizio di un processo inarrestabile, che cambierà il modo in cui generiamo ed elaboriamo i dati. Gli ambiti di applicazione sono numerosi, è un tema trasversale a molte industrie. Questa innovazione è destinata a trasformare il mondo. L’entusiasmo è più che giustificato.

 

Chi è Stefania Paolo

Pugliese d’origine, milanese d’adozione, inizia la propria carriera lavorando nel marketing in Unilever. Nel 2011 approda in Bny Mellon investment management, inizialmente nell’ambito del marketing e comunicazione, avvicinandosi ben presto all’ambito sales: dapprima nel ruolo di head of marketing and intermediary sales, per poi assumere la responsabilità delle vendite e della distribuzione in Italia come director e, infine, come head of sales per tutti i canali di distribuzione, incluso quello degli istituzionali. Nel 2019 ha assunto il ruolo di country head per l’Italia della società di gestone del risparmio, inaugurando una nuova era per l’azienda e divenendo una delle poche donne in Italia ai vertici di grandi istituzioni finanziarie. È membro di DClub, un’associazione che mira a sostenere il ruolo delle donne nel mondo della finanza, favorendo il networking all’interno e oltre i confini del settore.

 

Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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