Non solo azioni e bond: 5 ragioni per diversificare sui mercati

Sara Silano
Sara Silano
5.6.2023
Tempo di lettura: 3'
Wall Street ha più che quadruplicato il suo valore negli ultimi 15 anni, staccando nettamente le Borse mondiali. Ma fattori macro-economici e trend secolari potrebbero portare a un cambiamento

Il rally dei big tecnologici ha favorito la Borsa americana

Ripresa della Cina, cambiamenti nelle catene di approvvigionamento e una maggior integrazione fiscale in Europa sono potenziali catalizzatori di cambiamento

I mercati globali sono più correlati di un tempo, ma la diversificazione è ancora possibile

Negli ultimi 15 anni, Wall Street ha dominato la scena mondiale. L’indice Morningstar Us market, che include le società di grandi, medie e piccole dimensioni, ha più che quadruplicato il suo valore. Il paniere globale ex-Usa, che comprende mercati sviluppati ed emergenti, non è riuscito neppure a raddoppiare il suo valore in dollari. 

In termini pratici, per un investitore significa che 10 mila dollari investiti nel Morningstar Us market all’inizio del secondo trimestre del 2008 sarebbero diventati 42 mila alla fine del primo trimestre 2023. La stessa somma nell’indice globale avrebbe permesso di arrivare a 17.200 dollari.



Perché Wall Street domina la scena mondiale

Le ragioni sono diverse. 

La prima è il forte rally di società come Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Nvidia e Tesla

La seconda è il fatto che i mercati azionari in altre parti del mondo non sono riusciti a tenere il passo. Ad esempio, l’Europa è stata penalizzata dal dominio di settori della cosiddetta old economy, come le banche o le telecom. 

La terza è la forza del dollaro sulle principali valute, tra cui l’euro e lo yen. 

Queste dinamiche hanno portato le aziende americane ad aumentare il loro peso negli indici globali. Delle 20 più grandi aziende al mondo che compongono il Morningstar Global markets index, solo tre sono attualmente non statunitensi: Nestlé (Svizzera), Taiwan Semiconductor (Taiwan) e Tencent (Cina). Il peso di Wall Street è del 58%, mentre era meno del 40% nel 2009. Una quota che è di gran lunga superiore al peso degli Stati Uniti nell’economia globale, pari al 25%.


Perché diversificare a livello globale?

Fatte queste premesse, perché un investitore dovrebbe investire sui mercati azionari di altre regioni del globo? 

In realtà, le motivazioni non mancano in questa fase. Vediamo quali sono le principali. 


1 - Valutazioni attraenti

Nella recente Morningstar Investment Conference di Chicago, molti gestori e analisti hanno concordato nel dire che le azioni internazionali hanno valutazioni più attraenti rispetto a quelle americane. 

“Le società Usa sono state a lungo a premio, ma il gap si è ampliato negli ultimi anni”, spiega Dan Lefkovitz, strategist Morningstar Indexes. “Nel periodo 2004-07, sono state in alcuni casi sotto il 15% di premio, mentre nel primo trimestre 2023 risultavano più costose del 57%”.


2 - Dividend yield

Una seconda motivazione è che i mercati internazionali hanno ritorni sui dividendi più allettanti. Ad esempio, il dividend yield dell’Europa sviluppata è del 3% (indice Morningstar Developed Europe), contro l’1,6% del paniere americano. 


3 - Gli indici globali sono meno concentrati

Una terza motivazione è la concentrazione di Wall Street. L’andamento del mercato statunitense è fortemente dipendente dalle 10 più grandi società per capitalizzazione, che oggi hanno un rapporto prezzo/utili elevato. Per contro gli indici azionari internazionali ex Usa sono molto più diversificati, perché comprendono 47 Paesi sviluppati ed emergenti e circa 6.500 titoli, con i primi dieci che pesano per il 9,3% contro il 24% del paniere a stelle e strisce.


4  - I mercati sono ciclici

Una quarta motivazione è che i mercati sono ciclici. Chi avrebbe mai detto che gli Stati Uniti avrebbero dominato dal 2010 a oggi, dopo un inizio secolo che è stato definito “il decennio perduto” per gli investitori americani a causa dello scoppio della bolla Internet, della recessione e del crollo delle Torri Gemelle?


 

Secondo i ricercatori di Morningstar, alcuni fattori macro potrebbero catalizzare il cambiamento. Tra quelli da tenere in considerazione ci sono:

  • il potenziale di ripresa dell’economia cinese;
  • un aumento dell’integrazione fiscale in Europa;
  • i continui sforzi di ristrutturazione aziendale in Giappone;
  • la domanda di materie prime derivante dalle fonti energetiche alternative;
  • i cambiamenti nelle catene di approvvigionamento;
  • la crescita dei mercati emergenti.

A livello aziendale, alcuni mega trend come l’automazione, l’intelligenza artificiale, l’innovazione farmaceutica sono trasversali a regioni e settori. 


5 - I mercati non si muovono sempre insieme nella stessa direzione

È vero che i mercati globali sono più correlati di un tempo, ma diversificare il portafoglio su diverse aree geografiche ha dei vantaggi, a partire dal fatto che in certe fasi le Borse possono muoversi in direzioni diverse. Inoltre, l’esposizione settoriale varia. Negli Stati Uniti, la tecnologia ha un peso rilevante, mentre in Europa prevalgono finanziari, industriali e farmaceutici. L’Asia-Pacifico ha una fetta grossa del mercato costituito da materiali di base e hi-tech, il Regno Unito si distingue per consumi difensivi ed energia, e così via.

“Gli Stati Uniti potrebbero continuare a dominare i mercati azionari internazionali, ma non bisogna sottovalutare la possibilità di un cambiamento”, dice Lefkovitz. “La diversificazione su diverse aree geografiche aumenta il set di opportunità per un investitore”.


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È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all'Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell'analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.

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