I governativi Usa seducono gli investitori, ma attenzione all’autunno

Sara Silano
Sara Silano
5.9.2023
Tempo di lettura: 3'
Gli investitori continuano a puntare sui fondi obbligazionari in dollari, ma i titoli governativi sono stati oggetto di vendite diffuse ad agosto. C’è da preoccuparsi per il futuro?

Negli ultimi 12 i fondi obbligazionari Usd hanno raccolto oltre 14 miliardi di euro in Europa

Il recente calo dei prezzi dei Treasury Usa ha molteplici cause, incluso il maggior fabbisogno del Tesoro statunitense

La curva dei rendimenti è invertita, ma l’indicatore di recessione potrebbe non essere rotto

I fondi obbligazionari in dollari hanno ricevuto ingenti flussi di capitali nell’ultimo anno e il trend positivo continua. Secondo le stime di Morningstar, a luglio i comparti europei specializzati sui Treasury statunitensi hanno raccolto 2,14 miliardi netti, portando il saldo degli ultimi 12 mesi a +14,48 miliardi di euro, con una crescita organica annua del 19% (flussi come percentuale degli asset iniziali, ndr). 

Gli investitori al ritorno dalle vacanze, tuttavia, troveranno delle sorprese, perché i rendimenti obbligazionari sono saliti a partire da metà luglio. Il Treasury decennale è arrivato a toccare il livello più alto dal 2007, con lo yield che ha superato il 4,3% ad agosto. Per contro, i prezzi sono scesi. L’indice Morningstar US 10+ Year Treasury Bond ha perso quasi il 4% ad agosto ed è in calo del 2,68% da inizio anno (in dollari). 


L’andamento dell’indice Morningstar US 10+ Year Bond da inizio anno (grafico di crescita) 



Poche sorprese a Jackson Hole 

Cosa sta succedendo sul mercato obbligazionario americano? Partiamo dalle ultime notizie. La conferenza annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole, dal 24 al 26 agosto, ha riservato poche sorprese. Dal discorso del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, è emerso chiaramente che non pensa che la lotta all'inflazione sia finita e che, visti i dati recenti, è molto più probabile che la prossima mossa della Fed sia un rialzo che un taglio

“La reazione iniziale del mercato ha visto un aumento della probabilità di un altro rialzo di 25 punti base entro novembre e un incremento dei rendimenti lungo tutta la curva, in linea con il messaggio di Powell secondo cui i tassi potrebbero crescere ulteriormente e rimanere più elevati più a lungo”, afferma Blerina Uruci, capo economista Usa di T. Rowe Price. “Mi aspetto che, man mano che ci avviciniamo alla riunione di novembre, i tassi possano aumentare ulteriormente, in linea con la conferma che l'economia rimane sulla buona strada per espandersi nel resto dell'anno”. 


Le ragioni del sell-off dei governativi Usa (Treasury) ad agosto

Tuttavia, per comprendere a fondo le ragioni del sell-off di agosto bisogna scavare un po’ più in profondità. Tom Lauricella, chief market editor di Morningstar ne elenca quattro. 


1) L’aumento delle emissioni da parte del Tesoro statunitense 

“A fine luglio, il Tesoro americano ha sorpreso il mercato annunciando la necessità di raccogliere più fondi del previsto”, dice Lauricella. “Questo annuncio è stato seguito, giorni dopo, dall’abbassamento del rating dall’agenzia Fitch. Sebbene gli investitori obbligazionari abbiano in gran parte ignorato il downgrade, esso è avvenuto mentre i prezzi scendevano per adeguarsi alla prospettiva di maggiori emissioni”. 


2) Il cambio di politica monetaria del Giappone 

La Banca del Giappone ha annunciato a luglio cambiamenti di politica monetaria che potrebbero portare alla fine del suo programma di controllo della curva dei rendimenti. Questo potrebbe avere ripercussioni sui mercati obbligazionari, perché in passato gli investitori nipponici hanno guardato a Stati Uniti ed Europa, dato che le emissioni domestiche avevano rendimenti vicini allo zero. Per il momento il rialzo del tetto sui rendimenti dei bond è stato minimo, dallo 0,5% all’1%, ma in futuro i titoli giapponesi potrebbero tornare allettanti, facendo venire meno l’esigenza di acquistare quelli esteri. 


3) Il surriscaldamento dell’economia americana 

Finora, l’economia statunitense ha mostrato solidità a dispetto dei timori di recessione. Gli ultimi dati del Dipartimento del commercio indicano una crescita del Pil (Prodotto interno lordo) del 2,1% annuo nel secondo trimestre, un po’ più lentamente delle attese, ma in precedenza è stata particolarmente resiliente. “Ora il mercato obbligazionario sta guardando oltre le buone notizie sull’inflazione e gli investitori stanno cominciando a chiedersi quanto ulteriormente l’inflazione potrà diminuire senza che l’economia cominci a raffreddarsi”, dice Lauricella. 


4) Un più alto premio per l’inflazione 

Gli investitori non escludono che l’inflazione possa rimanere elevata a lungo. Per questo, cercano protezione nei Treasury con scadenze più lunghe. “Il messaggio scomodo che arriva da Jackson Hole è che il periodo di transizione durante il quale le preoccupazioni sull’inflazione continuano a prevalere su quelle cicliche potrebbe rivelarsi più lungo di quanto i ‘tori’ del mercato potrebbero sperare”, commenta Thomas Hempell, head of macro & market research di Generali Investments, precisando che “non c’è spazio per un ribaltamento di rotta rapido, dopo che le principali banche centrali non hanno sempre tempestivamente saputo gestire l’inflazione elevata”. 


I governativi Usa e la curva invertita

Non c’è solo il sell-off estivo tra le sorprese del mercato obbligazionario statunitense. Da circa un anno la curva dei rendimenti è invertita, con i titoli a breve termine che rendono più di quelli a lungo termine. Tradizionalmente questo è un segnale di recessione, ma in questi ultimi dodici mesi sembra non aver funzionato. 


La curva dei rendimenti dei Treasury Usa 


“Il messaggio di una curva dei rendimenti invertita è che mentre i tassi di interesse sono elevati ora, in futuro il tasso di crescita economica e di inflazione sarà più lento, e quindi i tassi di interesse saranno più bassi. Storicamente, ci è voluta una recessione per realizzare uno scenario del genere”, precisa Lauricella. 

Secondo gli economisti di Morningstar, le probabilità di recessione sono piuttosto remote attualmente (20-30%) e, in ogni caso, se ci sarà, non dovrebbe durare a lungo. Le politiche aggressive della Federal Reserve durante la pandemia, nonché gli ingenti stimoli fiscali, hanno sostenuto i consumi e il mercato del lavoro, due fattori fondamentali per la crescita economica. Si è trattato di misure eccezionali, che potrebbero aver ritardato gli effetti del rialzo dei tassi di una curva dei rendimenti invertita. Insomma, l’indicatore della recessione potrebbe non essere rotto, ma forse starebbe funzionando con tempi più diluiti che in passato.


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È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all'Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell'analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.

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